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PER FOTOGRAFARE MEGLIO
Le regole della fotografia (a cura di un nostro socio)
Fotografare è facile, basta ricordare e mettere in pratica alcune regolette. Così si evitano fastidiosi difetti tecnici, immagini poco interessanti, immagini sfuocate, immagini storte ecc.
1. L’immagine più comune è composta da una figura e da uno sfondo
La figura è normalmente posta in primo piano, lo sfondo sta dietro. La figura deve attirare subito l’attenzione; lo sfondo deve essere neutro, non deve richiamare l’attenzione. Quando si fotografa, si sceglie prima lo sfondo e poi vi si colloca la figura. Figura e sfondo non devono mai confondersi, altrimenti l’immagine diventa confusa e quindi difficile da leggere.
Due esempi: l’attore è la figura; la scena del teatro è lo sfondo. Nel ritratto c’è il soggetto che si staglia su uno sfondo neutro, in genere grigio o sfuocato.
2. L’immagine deve essere sempre interessante
L’immagine deve essere sempre interessante, cioè deve sempre richiamare l’attenzione. Spesso l’immagine interessante è quella che non ha troppi elementi né troppo pochi. Nel primo caso diviene confusa, poiché è difficile individuare il soggetto; nel secondo è povera, e provoca ben presto disinteresse.
Il numero corretto va da tre a sette elementi. Gli elementi devono essere poi tra loro coordinati e spingere nella stessa direzione. Il numero degli elementi è legato anche alla grandezza dell’immagine: immagini piccole (cm 10 x 15) ne richiedono pochi; immagini grandi (cm 50 x 70) ne richiedono di più.
Un modo semplice per rendere una immagine interessante consiste nel togliere via tutto ciò che è superfluo o ovvio o che il cervello può ricostruire in modo automatico.
Esempio. Non occorre fotografare la mano che tiene il mazzo di fiori. È ovvio che essa c’è. C’è poi da notare che, se il soggetto della foto non ha la mano, la mente dello spettatore gliela attribuisce. Questo è uno dei tanti modi, a disposizione del fotografo, per manipolare, modificare e trasformare la realtà.
3. L’immagine deve essere sempre pulita
L’immagine deve essere sempre pulita, cioè non deve avere elementi che disturbano o che fanno pensare ad altre cose. Il disturbo può essere costituito da elementi non pertinenti, da elementi sgradevoli, da scorrette proporzioni tra soggetto e sfondo ecc.
Due esempi.
Gli sposi non devono essere fotografati vicino a un cassonetto delle immondizie (l’associazione è sgradevole), né in atteggiamenti sbracati (il comportamento non è in sintonia con la circostanza).
4. L’immagine deve essere armoniosa ed equilibrata: la regola dei due terzi
L’immagine è armoniosa ed equilibrata se rispetta la legge dei due terzi. L’immagine si può dividere sia in orizzontale sia in verticale con due linee rette poste a un terzo e a due terzi. Se si mette il soggetto in uno dei punti di incontro delle quattro linee, i risultati sono ben equilibrati (e lo spazio ben sfruttato).
Il punto in cui non si deve mettere il soggetto è il centro delle diagonali: l’immagine risulta statica e si spreca tutto lo spazio vicino ai quattro angoli.
5. Tutti i corpi hanno un peso: il peso deve essere rispettato
I corpi hanno un peso, che va “riprodotto”. Basta mettere i corpi pesanti in basso e quelli leggeri in alto. Per questo motivo si deve mettere meno spazio libero in basso (la terra) e più spazio libero in alto (il cielo).
Chi guarda le foto è abituato a percepire la realtà in questo modo. Il fotografo deve andargli incontro.
Questa percezione può essere sfruttata: si alleggerisce il soggetto (ad esempio una persona grassa) disponendolo un po’ più in alto di quanto dovrebbe essere; lo si appesantisce disponendolo un po’ più in basso.
6. Tutti i corpi hanno un alto e un basso: alto e basso vanno rispettati
I corpi hanno un alto e un basso, che va “riprodotto”. I soggetti storti sono sgradevoli e innaturali: sembrano cadere per terra.
Questa percezione può essere sfruttata: il soggetto diventa dinamico se ha parti del corpo oblique, in tensione. Chi guarda le foto è abituato a percepire la realtà in questo modo.
Il carattere innaturale della foto storta può essere sfruttato per fini creativi. Ciò vale per tutte le regole. Esso deve essere esagerato, in modo da spingere lo spettatore a guardare la foto non come sbilenca, ma come un modo originale di vedere la realtà.
7. Tutti i corpi hanno tre dimensioni: la prospettiva permette di simulare lo spazio
I corpi sono tridimensionali. L’uso della prospettiva permette di simulare lo spazio. Così l’immagine diventa “più” reale. Perciò, quando si fotografa, si deve prestare attenzione alle linee che compongono gli oggetti.
Le linee parallele ai bordi si usano per rendere tranquilla l’immagine e per trasformare lo spazio in una serie di piani paralleli in successione ordinata.
Le linee oblique si usano per riprodurre la prospettiva, ma si usano anche per rendere più dinamica e movimentata l’immagine.
8. Il punto di vista adottato deve essere quello normale, cioè all’altezza degli occhi
II punto di vista normale si trova all’altezza degli occhi del soggetto fotografato. Esso mostra una realtà normale. Se si sostituisce questo punto di vista con altri, la realtà appare deformata, ed i risultati sono ora buoni ora cattivi. In genere sono buoni se sono giustificati; sono cattivi se sono forzati, artificiosi.
Altri punti di vista sono: dall’alto verso il basso (da sinistra, frontale, da destra), dal basso verso l’alto (da sinistra, frontale, da destra) ecc.
Un ritratto fatto dall’alto o dal basso è percepito come innaturale. Lo stesso vale per tutte le foto “ufficiali”, in cui il soggetto è in posa rigida.
Una fotografia dall’alto in basso, cioè “a volo d’uccello”, è giustificabile, perciò è accettata come naturale. Ad esempio il paesaggio visto da una collina.
Queste molteplici soluzioni permettono di rendere varie le fotografie.
Si può infrangere questa regola, come tutte le altre, per fini creativi. Tuttavia anche in questo caso l’infrazione deve essere ben visibile, insomma esagerata. E giustificata.
L’infrazione delle regole però è normalmente difficile da gestire. Va fatta con misura e con giudizio, altrimenti provoca noia; va fatta per sperimentare nuove possibilità e quando si ha un buon controllo del modo standard di fotografare.
9. La figura umana si fotografa secondo inquadrature (o tagli) prestabiliti
La figura umana si fotografa secondo inquadrature prestabilite: il primissimo piano, il primo piano, il mezzo busto, i tre quarti (o “piano americano”, appena sopra il ginocchio), la figura intera.
Il soggetto è normalmente fotografato di fronte o, meglio, di tre quarti. Un buon risultato è anche di profilo. Rarissime sono le foto di spalle, che non mostrano il viso. La figura umana, usata come riempitivo o come sfondo, può essere fotografata come si vuole e alla distanza che si vuole.
Si ricorre a un piano o a un altro secondo i risultati che si vogliono o si devono ottenere.
Ci sono però delle convenzioni o delle immagini “obbligate”: per la fototessera serve un primissimo piano; a una persona cara si invia un primissimo o un primo piano, al massimo un mezzobusto.
Una foto dalle vacanze dovrebbe avere un piano americano o un piano intero dei soggetti fotografati, e presentare nello sfondo qualcosa che rappresenti il luogo in cui la foto è stata scattata, ad esempio la torre Eiffel.
10. L’immagine deve parlare il linguaggio dello spettatore
L’immagine deve parlare il linguaggio, i sentimenti e le emozioni dello spettatore. È inutile mostrare la fotografia di una moto a chi si interessa di automobili; o una foto a colori a un daltonico.
Oltre a ciò il mondo occidentale legge la realtà e le immagini da sinistra verso destra e dall’alto verso il basso. Conviene disporre gli elementi della fotografia rispettando questo ordine, altrimenti la foto viene percepita come “sbagliata”.
11. I soggetti da fotografare sono infiniti e tutti interessanti
I soggetti da fotografare sono infiniti, e tutti interessanti. Dipende dall’occhio e dalla sensibilità del fotografo. Si possono fotografare un bimbo o una bimba, un ragazzo o una ragazza, un uomo o una donna, un vecchio o una vecchia.
Si possono fotografare un animale domestico (un cane, un gatto, un canarino), un animale allo stato brado...
Si possono fotografare cerimonie pubbliche o private: un battesimo, un matrimonio, un convegno, una manifestazione, uno spettacolo, una festa tra amici...
Si possono fotografare la natura, un paesaggio, una città, un paese, un fossato, un canale, un fiume, il mare, le nuvole del cielo...
Si possono fotografare un museo, una casa, un soprammobile, un monile...
Se non vengono idee, allora si guarda quel che hanno fatto gli altri fotografi e si fa una scaletta delle foto da fare.
Quando si va in vacanza, conviene controllare attentamente l’attrezzatura e fare una scaletta delle foto che si vogliono portare a casa. Così si evita di saltare foto importanti. Conviene farle bene: la memoria è volatile e le foto sono tutto ciò che resta delle nostre vacanze ed anche della nostra vita.
12. Oggetti fermi e oggetti in movimento
Gli oggetti da fotografare si dividono in due grandi categorie: quelli fermi e quelli in movimento. I primi permettono di curare la foto; i secondi costringono ad essere sempre pronti a scattare, altrimenti si perde l’occasione.
Anche l’attrezzatura va comperata in funzione del tipo di fotografia che si pensa di fare.
13. Il sole deve essere sempre alle spalle del fotografo
Quando si fotografa, si deve avere la fonte di luce alle spalle. Normalmente la luce è data dal sole. L’illuminazione migliore è quella solare tra le ore 10.00 e le ore 16.00. Bisogna fare attenzione che non dia fastidio al soggetto fotografato. Il sole estivo ha un difetto: provoca ombre molto dure. Si possono eliminare evitando la luce frontale del sole e spostando i soggetti in una zona d’ombra.
La luce migliore è la luce diffusa del cielo nuvoloso in primavera-
I controluce sono sempre da evitare: i colori sono quasi sempre slavati. Bisogna sempre pensare con il mirino (che è l’occhio della fotocamera), la pellicola o il sensore della fotocamera; non con il nostro cervello o con i nostri desideri.
Al tramonto la luce solare acquista un colore rossastro, come le lampadine ad incandescenza. Si dice che è calda e ha una dominante rossastra. Questa dominante in genere è sgradevole, ma altre volte consente di dare maggior calore alla foto. In alta montagna i colori tendono all’azzurrino. In studio la luce normale è fornita dai lampeggiatori. Quando la luce è scarsa, si usa il lampeggiatore (o flash). I lampeggiatori tradizionali hanno però diversi difetti:
1. fanno ombre molto dure dietro il soggetto;
2. la luce perde potenza molto rapidamente;
3. “bruciano” i colori tenui, ad esempio il colore rosato del viso;
4. quello incorporato usa le batterie della fotocamera.
I nuovi lampeggiatori sono piccoli, compatti, eliminano gli occhi rossi, l’ombra dura dietro le spalle del soggetto e non provocano l’appiattimento della luce frontale. Sono abbastanza costosi.
In mancanza di meglio si usa il lampeggiatore. In alternativa si può usare una pellicola più sensibile e, per le fotocamere digitali, una sensibilità maggiore, che è l’equivalente della pellicola “più sensibile”.
La luce del lampeggiatore ha l’effetto di fornire colori corretti, che sono colori molto vivaci e gradevoli; ma essa diminuisce molto rapidamente, precisamente con il quadrato della distanza. Ciò vuol dire che a tre metri illumina molto poco.
Le macchine digitali hanno il sensore che corregge i colori della scena e li riporta a valori standard. In tal modo le immagini sono molto migliorate e sono tra loro molto più omogenee.
14. L’attrezzatura
Macchina fotografica analogica (=con pellicola) o digitale (=con scheda di memoria)? La scelta ormai è obbligata: macchina digitale. Essa è molto più flessibile e versatile di quella tradizionale. Le compatte hanno un grande monitor come mirino, che mostra ciò che si fotografa. Le immagini digitali si scaricano subito sul computer e non si è costretti a stamparle per vederle. Inoltre, se si stampano, si stampano soltanto quelle che piacciono, non tutte. La qualità è uguale a quella con la pellicola fino a ingrandimenti cm 50 x 70. La maggior parte di esse memorizza poi automaticamente numerose informazioni (data di scatto, tempo, diaframma ecc.), spesso utilissime al fotografo. Permettono soprattutto di fare moltissime foto a prezzi contenuti e di archiviarle senza difficoltà grazie alle informazioni incorporate al momento dello scatto.
Al momento l’unico neo delle macchine digitali poco costose è il ritardo di circa un secondo tra la pressione sul pulsante di scatto e lo scatto stesso.
Un altro problema riguarda il sensore: è inferiore al formato della pellicola, perciò modifica la focale dell’obiettivo aumentandola di circa un terzo. Ad esempio il 100 mm diventa un 130 mm. Il problema però è soltanto apparente: il fotografo deve sempre ricordare che fotografa ciò che vede nel monitor, non quel che immagina nella sua testa.
Una fotocamera digitale reflex è preferibile a una compatta con il mirino/monitor: è più robusta, più veloce, più precisa ed ha gli obiettivi intercambiabili: si sceglie l’obiettivo più adatto alla circostanza. Il suo monitor però serve soltanto per controllare l’immagine scattata, non per l’inquadratura. Lo svantaggio è che è molto più costosa.
È meglio evitare le fotocamere “usa e getta” ed anche le fotocamere sui telefonini.
Comunque sia, si possono fare buone foto con le macchine compatte come con le reflex, con le analogiche (=con pellicola) come con le digitali (=con la memoria). In genere ciò che conta non è la macchina fotografica, ma chi la usa. Il bravo fotografo fa buone fotografie anche con macchine molto semplici.
Gli obiettivi. Servono almeno tre obiettivi: 28, 50 e 135 mm o, in alternativa, uno zoom che ricopra le stesse focali. Lo zoom è molto più pratico (non si deve mai cambiare), anche se presenta lievi difetti ottici. Le compatte hanno uno zoom incorporato. Gli zoom più recenti per le reflex sono leggeri e compatti, hanno una buona apertura minima di diaframma e una buona qualità ottica, che regge il confronto con gli obiettivi a una sola focale. Ormai costano anche poco.
Gli obiettivi modificano la realtà: il 50 mm corrisponde alla visione normale; il 28 deforma la realtà; il 135 la schiaccia. Queste modifiche non sono esagerate, perciò si notano poco; in ogni caso vanno gestite in modo intelligente e sfruttate.
Gli altri obiettivi sono da evitare, perché difficili da gestire: quelli sotto i 28 mm deformano vistosamente la realtà e sono costosissimi. Quelli sopra i 135 la schiacciano visibilmente; hanno una limitata profondità di campo e richiedono moltissima luce.
15. Regola finale: le regole della fotografia non sono assolute
Le regole della fotografia non sono assolute. Oltre a queste ce ne sono molte altre per intervenire sull’immagine e ottenere i risultati voluti.
Le regole, tutte le regole, hanno questa giustificazione: se si rispettano, si ottiene subito una immagine buona; se si vogliono infrangere, forse si ottiene una immagine efficace o forse no. I risultati non sono mai certi. E non si deve cercare di contrabbandare per creatività la propria incapacità di fotografare.
Un consiglio facile da ricordare: le regole sono come il Codice della strada: chi le segue non fa incidenti. Conviene prima assimilarle bene; e poi si vedrà se è saggio ignorarle. Basterebbe interpretarle con più consapevolezza ed intelligenza…
In pratica per fare buone fotografie si fa così:
1. L’attrezzatura. Compero l’attrezzatura specifica per le foto che voglio fare. Essa poi deve essere leggera il più possibile e ingombrante il meno possibile. Una fotocamera digitale con zoom e due schede di memoria bastano. Bisogna ricordare però -
Studio un manuale di fotografia e le foto di fotografi famosi o anche di pittori (le regole di composizione sono le stesse), per avere un minimo di preparazione teorica.
Prendo appunti sulle foto che voglio e che devo fare. Così evito di dimenticare foto importanti.
Controllo di avere tutto quello che mi serve: fotocamera, schede di memoria, computer o memoria esterna dove scaricare le immagini, zoom o obiettivi, batterie, caricabatteria, borsa capiente.
2. La prova sul campo. Quando fotografo, individuo lo sfondo più adatto, prendo il soggetto e ve lo porto. Poi scatto.
Lo sfondo più adatto è quello neutro o che non disturba o che non è disturbato o che è tranquillo o...; e poi è anche quello che è ben illuminato.
Se non posso scegliere lo sfondo e spostare il soggetto, allora mi metto in modo che il soggetto sia ben illuminato e con uno sfondo soddisfacente. Dico al soggetto di mettersi in un certo modo, ad esempio di mettere le mani una sopra l’altra, per evitare le braccia cadenti. E poi scatto.
Se devo fotografare un paesaggio, questi problemi di soggetto e sfondo non si pongono. Se ne pongono altri: avere una buona illuminazione ecc.
Ci sono idee sbagliate sulle foto “in posa”. Alla fine dell’Ottocento tutte le foto erano “in posa”, perché la pellicola richiedeva tempi lunghissimi. C’erano anzi i poggiatesta per evitare il mosso. Le foto erano rigide e innaturali. Ora le pellicole non danno più problemi e i tempi di scatto sono velocissimi.
Alle foto “in posa” si contrappongono le foto spontanee, naturali, cioè prese al volo. In realtà le foto prese al volo sono da evitare, perché normalmente vengono male. Quando il fotografo mette in posa, cioè indica l’atteggiamento da assumere (l’espressione è rimasta, ma ha mutato significato), non lo fa per avere foto rigide, ma per dare una sensazione di naturalezza alle persone. Per le persone normali la spontaneità del sorriso o dei gesti non è affatto spontanea, istintiva: la devono imparare. Il fotografo cerca di insegnarla un momento prima dello scatto…
Le fotomodelle o le indossatrici hanno imparato ad essere spontanee a tempo pieno: è il loro mestiere. Esse risultano sempre “spontanee” e “naturali”, perché si sono allenate davanti allo specchio!
Il fotografo deve controllare che la posa sia naturale e non forzata. Un sorriso resta naturale per 4 secondi: bisogna scattare entro quei ristretti limiti di tempo.
Ad esempio una persona che non fa danza non può affatto assumere certe pose: inutile fargliele assumere... Il fotografo quindi deve intervenire per migliorare gli atteggiamenti quotidiani del soggetto, non deve fargli assumere atteggiamenti inconsueti. Sono questi atteggiamenti inconsueti a rendere la foto rigida e innaturale.
Le foto in cui c’è simpatia e collaborazione tra fotografo e soggetto fotografato vengono sicuramente meglio. Spesso le persone sono imbarazzate o rigide davanti alla macchina fotografica: sono al centro dell’attenzione, si sentono “brutte”, sono sempre “venute male” in fotografia. Il fotografo deve essere capace di far sorgere un torrente di simpatia con i suoi soggetti: ciò fa parte della sua professione! La persona fotografata però deve anche collaborare e seguire le indicazioni del fotografo. Dopo tutto il fotografo lavora per lei!
3. Anticipare mentalmente la composizione dell’immagine. Mentre mi preparo a fotografare, devo pre-
Le belle foto non sono un colpo di fortuna, sono il risultato di tre elementi:
1. la conoscenza delle regole della fotografia;
2. l’ideazione mentale della fotografia;
3. l’esecuzione materiale della fotografia.
Fare una foto è come costruire una casa: si fa il progetto e poi lo si esegue. Si può anche ideare l’immagine e poi farla fare a un altro fotografo. L’ingegnere progetta e disegna la casa, ma poi si rivolge a una impresa edile per la costruzione.
4. L’uso delle foto. Faccio qualche foto in più di quelle che mi servono, le guardo sul monitor poi scelgo quelle da mostrare tramite un computer o un televisore. Non è un film né un filmato. È una diaproiezione. La Microsoft fornisce il programma Power Point, Nero fornisce qualcosa di simile. Si può anche musicare. Magix o Flash della Macromedia, due altri programmi, permettono una sincronia perfetta tra immagine e musica: i vostri amici saranno invidiosi…
Questo testo è stato preparato da un nostro Socio. Meditate su queste poche regole e fatele vostre...